Integrazione mirata per una mente al top!

Gli equilibri della mente sono fragili e labili e capita più spesso di quello che pensiamo di avere dimenticanze. Questo non significa essere di fronte ai primi segnali di un deficit neurologico importante come l’Alzheimer! Ma purtroppo si verificano sempre più casi di questa malattia.

Questa è una malattia degenerativa, che porta ad un lento deterioramento cognitivo irreversibile: la mente sembra avvolta da una nebbia, i comportamenti sono apatici e indifferenti verso cose e persone, si perde il contatto con la realtà e viene meno il senso del tempo e dello spazio.

Oltre ai farmaci prescritti da specialisti, che in questo caso sono necessari e fondamentali, la fitoterapia può essere di grande aiuto in termini di qualità di vita del malato, che lotta contro una malattia tanto subdola.

Per rallentare la progressione di questa patologia, si può agire con piante che rinvigoriscono il potenziale neurologico, tramite un’azione antiossidante e antinfiammatoria.

La prima tra queste è il Ginkgo biloba, che è stata studiata in alcune forme di demenza sia in sperimentazioni cliniche che in studi scientifici e che ha dato esiti positivi come efficacia. I suoi benefici passano attraverso un’attività antiossidante come spazzino di radicali liberi, come protettivo verso i mitocondri delle cellule, come antinfiammatorio e come riduttore della formazione di placche a livello delle sinapsi nervose (placche che fungono da sbarramento per il segnale nervoso stesso).

Un’altra pianta da tenere in considerazione è la Salvia officinale. Siamo abituati a considerarla una pianta aromatica da usare solo a tavola per insaporire le nostre pietanze, eppure nel corso di test condotti su pazienti affetti da patologie neurologiche ha dimostrato risultati positivi sulle funzioni cerebrali e cognitive. Esistono diversi studi a riguardo, che avvalorano i suoi benefici sulla memoria e le funzionalità cerebrali. In questi test sono stati usati sia l’olio essenziale sia l’estratto alcoolico. E in entrambi i casi, anche se i principi attivi in gioco sono diversi, si è avuto un miglioramento delle capacità cognitive dei soggetti sottoposti e una riduzione dei sintomi neuropsichiatrici tipici della patologia di Alzheimer. Il meccanismo di azione della Salvia sembra essere quello neuroprotettivo.

Un’altra pianta degna di nota è il Brahmi, il cui nome scientifico è Bacopa monnieri. La Bacopa agisce neutralizzando i metalli e le specie reattive dell’ossigeno: il risultato è una maggiore capacità cognitiva e un’abilità e funzionalità del cervello. Nel corso degli ultimi anni è stato possibile dimostrare le sue virtù terapeutiche a livello del Sistema Nervoso Centrale: riduce la degenerazione dei neuroni, proteggendone e preservandone l’integrità, con conseguente potenziamento della memoria ed esercita un effetto vasodilatatorio con miglioramento del flusso sanguigno cerebrale. Il suo effetto aumenta se associata ad astaxantina, fosfatidilserina e vitamina E, come ampiamente dimostrato da test su anziani con certificati problemi cognitivi.

Una pianta, anch’essa utilizzata soprattutto nella medicina ayurvedica come la Bacopa, che è capace di promuovere il benessere a tutti i livelli, sia fisico sia soprattutto mentale, rivitalizzando il sistema nervoso e sostenendo i processi mnemonici, è la Withania somnifera. Viene apprezzata in particolare per la sua azione adattogena, oltre che come stabilizzatore dell’umore e nel combattere l’insonnia. Viene anche indicata come Ginseng indiano o anche come ashwagandha (da “asha” che significa cavallo e “gandha” che significa odore, sia per il particolare aroma della sua radice sia per l’energia che è in grado di infondere, associata a un animale vigoroso). Ha anche azione antinfiammatoria e antiossidante importanti, miorilassante e anti-stress. Tra gli effetti positivi che molti ricercatori le hanno attribuito, c’è quello di sostegno nella malattia di Alzheimer grazie ai suoi principi attivi, che migliorano sia la capacità cognitiva che mnemonica e che riducono il rischio di insorgenza di demenza.

Forse il nostro destino è veramente scritto nel nostro DNA e quindi, se lì c’è scritto che dimenticheremo chi siamo e dove siamo, così sarà. Ma numerosi scienziati discutono sul fatto che il DNA possa essere influenzato dal nostro stile di vita e dall’ambiente in cui viviamo, fino a modificare quello che ha deciso per noi. Vale per le malattie tumorali, così come per tutte le altre, anche per quelle neurologiche. Per questo anche un semplice integratore, ben dosato e ben bilanciato, può fare la differenza e “rischiare” di farci essere noi i padroni del nostro destino mentale.

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