Interazioni tra erbe e farmaci

Le piante possono essere utili in molti casi nel ridurre gli effetti collaterali dei farmaci e possono agire in sinergia (cioè interagire in maniera positiva) con i farmaci, permettendo ad esempio un più facile assorbimento del farmaco stesso e magari anche una riduzione del suo dosaggio.

Ma possono anche interagire in maniera negativa. Per questo è importante non affidarsi al fai da te quando si assumono piante officinali insieme a farmaci e quindi rivolgersi a personale qualificato e competente in materia.

E’ importante comunque non far passare un messaggio negativo, non sottolineare solo i rischi e non rimarcare che non tutto ciò che è naturale fa bene perché si arriva così a un pregiudizio sbagliato che porta a ritenere che le piante officinali non servano a niente o siano pericolose.

Naturalmente tutte le informazioni su rischi associati all’utilizzo delle piante sono fondamentali, ma è importante anche sottolineare che il termine “interazione” non deve essere intrinsecamente negativo e non deve essere usato a sproposito. Spesso infatti interazione significa sinergia e l’assunzione di una pianta può contribuire all’effetto terapeutico di un farmaco di sintesi o ridurne gli effetti collaterali senza diminuirne l’efficacia.

Per “interazione” si intende l’effetto imprevedibile o inaspettato che si può avere per l’assunzione di due sostanze (piante, farmaci, alimenti, bevande) allo stesso momento o entro poco tempo l’una dall’altra. E può essere un effetto sinergico o antagonista. Alcuni autori affermano che queste interazioni siano predicibili, conoscendo i percorsi metabolici del farmaco e della pianta, e che risultino essere negative solo se non controllabili.

Un esempio di “interazione positiva” è data dal picnogenolo assunto insieme a farmaci antipertensivi. L’azione degli antipertensivi è quella di creare vasodilatazione, il picnogenolo (ricavato dalla corteccia del Pino marittimo) protegge le pareti dei capillari dallo sfiancamento che la vasodilatazione può provocare, prevenendo edemi e gonfiori e riducendo il danno eventualmente presente. In più il suo affiancamento a questo tipo di farmaci sembra anche portare alla riduzione del loro dosaggio. Un’azione simile è riscontrabile anche per altre piante che hanno meccanismi simili al picnogenolo, come il Biancospino, il Mirtillo, il Rusco e l’Ippocastano.

Tra gli effetti collaterali più comuni all’uso di farmaci contenenti salicilati e antinfiammatori c’è quello delle lesioni gastriche. In alcuni casi di infiammazione, la sostituzione del farmaco con estratti vegetali può essere la soluzione migliore per non avere effetti collaterali (ad esempio il Salice o la Boswellia o la Curcuma). In caso questa strategia non dovesse essere efficace, una soluzione può essere quella di utilizzare piante gastro-protettive che riducano gli effetti irritanti degli antinfiammatori di sintesi (come Camomilla, Malva, Liquerizia).

Vi sono poi piante che possono permettere di ridurre il dosaggio di alcuni farmaci perché agiscono in sinergia o perché ne modulano il metabolismo. Come la Liquerizia, che agisce sul metabolismo dei farmaci cortisonici, inibendo l’attività e la produzione dell’enzima che degrada il cortisolo (aumentando così i suoi livelli ematici).

Molti farmaci poi, a prescindere dalla loro funzione terapeutica, sottopongono il fegato a uno stress particolare. Alcuni farmaci inoltre possiedono un’intrinseca azione epato-tossica, come il paracetamolo. Quindi per prevenire e ridurre i danni epatici sono molto utili alcune piante, che hanno azione epato-protettiva. Senza dubbio la pianta che lavora in questo senso è il Cardo mariano, che ha una forte azione antiossidante verso i radicali liberi ed è anche antinfiammatorio, aumentando la capacità rigenerante delle cellule del fegato. Anche altre piante hanno un’azione diretta di protezione del fegato: per esempio la Schisandra, che ha anch’essa un’azione epato-protettiva come il Cardo mariano; la Curcuma, che previene la formazione di tossine; il Rosmarino e la Salvia, che sono forti antiossidanti; l’Andrographis, che è conosciuta soprattutto per la sua attività sul sistema immunitario, protegge il fegato da lesioni da farmaci e da alcool.

Una pianta che interferisce molto con l’azione dei farmaci è l’Iperico. Interferisce nel senso che può non rendere biodisponibile il loro principio attivo, ma al contrario può creare un’interazione positiva molto forte. Le statistiche dicono infatti che può interagire con il 50% dei farmaci in commercio. Nel senso che è un importantissimo detossificante, che è capace di rilevare e rispondere a un numero enorme di possibili “insulti” da parte di molecole estranee all’organismo, come possono essere i farmaci. Questa diversa prospettiva da cui si osserva l’Iperico serve a rivedere i giudizi negativi su questa pianta e anzi a trasformarli in positivi e pensarli come una sua potenziale risorsa.

 

 

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