Intolleranze alimentari: eliminare alimenti dalla dieta fa male, anche se sembra che faccia stare bene

food intolerance

Quante volte si sente di persone che mangiando un certo alimento (di solito contenente glutine o lattosio) hanno disagi nella digestione? Sarà sicuramente capitato anche a te, che stai leggendo.

E di solito queste persone si fanno una autodiagnosi e arrivano alla conclusione che quel dato alimento gli faccia male e lo eliminano dalla loro dieta. Subito la sensazione che se ne ricava è quella di benessere. Sensazione che può anche durare nel tempo, ma che poi viene sostituita da un nuovo malessere, legato all’assunzione di un nuovo alimento, che quasi sicuramente si è introdotto in sostituzione del precedente.

Di solito questo è un iter simile o uguale per tutti, che ad un primo momento di vantaggio, porta poi a non risolvere la situazione, ma anzi a portare nuovi disagi e anche ad acuire quelli vecchi!

Con questo percorso, le persone rendono la propria dieta sempre più ristretta e finiscono per mangiare le sole poche cose che credono non gli facciano male, ma che poi presto o tardi cominceranno a dargli fastidio anch’esse.

Partiamo dal presupposto che nessun alimento è “cattivo” in quanto tale e che la reattività intrinseca che può avere deriva quasi sempre da un continuo utilizzo dello stesso. L’esempio più lampante può essere quello del latte, che viene assunto ogni mattina a colazione, o anche quello del glutine, che è presente in numerose pietanze della dieta mediterranea.

Se è sbagliato eliminare gli alimenti perché si vanno a perdere gli enzimi digestivi di quel determinato alimento, come bisogna comportarsi in caso di disagio nell’assunzione di uno o alcuni di essi e smettere così di stare male?

Il segreto è nella cosiddetta “dieta di rotazione”, che aiuta a ridurre l’infiammazione che quel determinato alimento ha creato nell’organismo e che ricrea la tolleranza verso quello stesso alimento.

Il nostro sistema immunitario in caso di infiammazione lancia un allarme, che è rappresentato dal disagio che certi alimenti possono creare. Ed è normale che di conseguenza si cerchi di evitare il malessere provato, allontanandosi da quegli alimenti. E il sistema immunitario si dispone per farci stare meglio… per qualche tempo. Se però quegli alimenti non vengono reinseriti (in modo graduale) si rischia di avere un malessere ancora più forte che in precedenza.

Per questo la soluzione è mantenere il contatto con gli alimenti associati all’infiammazione. Non tutti i giorni, ma per 3 o 4 volte a settimana. Questo approccio permette al sistema immunitario di capire che non è quel dato alimento che dà fastidio, ma l’uso che se ne fa.

Dopo un primo periodo di “dieta stretta” (rappresentato dal contatto con gli alimenti incriminati 3 o 4 volte a settimana), in modo graduale gli alimenti che ci davano fastidio possono venire reintrodotti per più volte in una settimana, fino ad arrivare ad abituarci ad una dieta varia e non sempre uguale per non ricadere di nuovo nel malessere dell’infiammazione. In pratica, in questo modo gli anticorpi presenti vanno ad esaurirsi e non viene stimolata la produzione di nuovi e nel giro di poche settimane la reattività verso un certo alimento (o un gruppo alimentare) si riduce fino a scomparire e la tolleranza è ricreata.

Solo così si può guarire da quelle che chiamiamo intolleranze e solo così possiamo non avere paura di certi alimenti e stare finalmente bene.

Naturalmente il discorso cambia se si è di fronte ad una vera e propria allergia a un dato alimento, come nel caso della celiachia. Spesso i due termini vengono usati come sinonimi, ma impropriamente perché sono due disturbi ben distinti, anche se arrecano sintomi simili. L’allergia è anzi una vera e propria patologia.

Intolleranza e allergia indicano due modalità diverse del nostro organismo di reagire a determinate categorie di alimenti:

  • L’allergia è una reazione anomala del sistema immunitario (spesso anche violenta) data dall’ingestione di uno specifico alimento e che si manifesta attraverso la produzione di anticorpi specifici, chiamati IgE. Questi hanno il compito di difendere l’organismo, esattamente come se l’alimento in questione fosse un virus o un batterio.
  • L’intolleranza invece crea sintomi simili, ma dipende dalla dose dell’alimento mal tollerato ingerito ed è determinata dall’incapacità dell’organismo di metabolizzare alcuni componenti di quel determinato alimento. Il motivo può essere congenito, ma anche scatenato dalla continua assunzione di una determinata categoria di alimenti.

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