Malattie cardiovascolari: gli uomini e le donne non sono uguali

Il problema cardiovascolare non è solo maschile.

Anzi.

Le cardiopatie nelle donne, soprattutto dopo i cinquanta anni, risultano più frequenti e più fatali anche delle neoplasie più aggressive.

Purtroppo infatti è un dato di fatto che con l’arrivo della menopausa aumentino i casi di ischemie e ictus cerebrali.

Le campagne di sensibilizzazione verso i rischi cardiovascolari si rivolgono soprattutto ad un’età anziana, ma studi recenti hanno dimostrato quanto i soggetti più giovani siano a rischio dove si verifica un aumento dei valori di glicemia e di pressione, tabagismo e obesità.

A svantaggiare le donne si inserisce il cambiamento dell’assetto ormonale dovuto alla menopausa: la caduta degli estrogeni toglie l’effetto protettivo cardiovascolare che si ha durante l’età fertile.

In più ci sono fattori di rischio specifici per le donne:

  • Fumo. L’associazione fumo e contraccettivi orali aumenta il rischio coronarico e vascolare. Il fumo ha un effetto anti-estrogenico e può stimolare una menopausa precoce. La conseguente riduzione degli ormoni può contribuire alla formazione di placche arteriosclerotiche.
  • Gravidanza. Tante donne soffrono di ipertensione gravidica e diabete gravidico, che sono due dei fattori più alti di problemi cardiovascolari.
  • Sindrome ovaio policistico. Altera lo stato di omeostasi endoteliale e quindi induce ipertensione arteriosa.
  • Menopausa. La caduta degli estrogeni ovarici induce un’alterazione del metabolismo dei grassi e degli zuccheri con conseguente aumento ponderale e ridistribuzione del grasso addominale, che porta ad un livello infiammatorio alto e quindi ad un elevato rischio di trombi.
  • Malattie autoimmuni. Portano ad un elevato stato infiammatorio (alta concentrazione di proteina c reattiva), che a sua volta contribuisce ad aumentare il rischio cardiovascolare. Per esempio le donne affette da artrite reumatoide o lupus hanno un rischio cardiovascolare più elevato.
  • Terapie per tumore al seno. La radioterapia può indurre fenomeni precoci di arteriosclerosi, infiammazione del pericardio, fibrosi del muscolo miocardico e degli apparati valvolari. E alcuni farmaci chemioterapici sono responsabili di disfunzione cardiaca.
  • Carenza di vitamina D. Sembra che anch’essa possa favorire ipertensione, diabete, sindrome metabolica, scompenso cardiaco e infiammazione vascolare cronica.
  • Stress e depressione. Favoriscono un aumento dei livelli ematici di alcuni ormoni, come il cortisolo, che influenzano in modo negativo l’omeostasi* cardiovascolare.

*In biologia, l’attitudine degli organi a conservare le proprie caratteristiche al variare delle condizioni dell’ambiente tramite meccanismi di autoregolazione.

Per ridurre il rischio cardiovascolare lo stile di vita è fondamentale:

  • astensione dal fumo (anche da quello passivo!)
  • esercizio fisico
  • alimentazione sana
  • mantenimento del peso corporeo

Gli interventi sui fattori di rischio comprendono:

  • raggiungimento dei valori pressori ideali
  • raggiungimento di valori di colesterolo LDL ideali (<100 mg/dl) e anche dei trigliceridi

Ideale sarebbe sempre uno screening preventivo intorno ai 45 anni per fotografare e monitorare la situazione prima dell’arrivo della menopausa.

Il Sistema Sanitario Nazionale purtroppo non lo prevede, ma sappiamo tutti come la diagnosi precoce e quindi un eventuale intervento siano più vantaggiosi per il paziente e per l’intero sistema in termini di prognosi e di economia rispetto alla malattia conclamata.

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